Pescia e d’intorni: Medicina

 

 

Per noi, visitare i paesini della Valleriana è diventato come mangiare ciliegie…una tira l’altra. Così, dopo San Quirico e  Sorana è il turno di Medicina.

Se consideriamo nomi come Femina Morta o Malocchio, conferiti a qualche paesino della zona, a Medicina è andata, come dire, di gran lusso. Se non altro perché si potrebbe presumere che il nome derivi dalla parola latina medicina = “luogo dove si medica, ci si cura”. L’origine, tuttavia, non è così scontata. Se chiediamo agli abitanti del piccolo paese spuntano due correnti di pensiero. La prima opta per “antica dimora estiva della famiglia dei Medici”, la seconda suggerisce che grazie al microclima particolarmente favorevole la gente avrebbe soggiornato a Medicina per ristorare corpo e anima.

    

È il borgo dove un valoroso combattente, Francesco Ferrucci,  pernottò il giorno prima della famosa battaglia di Gavinana ben nota ai Toscani, nel lontano 1530. Le vicende belliche e politiche di quel periodo storico furono assai complicate. A molti stranieri, anche a noi del resto, la storia della Toscana non è molto nota;  ci basti sapere che si trattava di uno scontro molto serio per cercare di liberare la città di Firenze dall’assedio della  famiglia dei Medici. 

 

Ferrucci era conosciuto come testa calda, poco tollerante e ancora meno benevole verso gli altri. Ma era anche un uomo coraggioso e un guerriero fiero e valoroso che si arrese solo ultimo e per forza, colpito mortalmente dal nemico quando giaceva già ferito a terra. Chissà se su, a Medicina, c’è ancora qualche ricordo del suo passaggio? Non tanto un dipinto, una statua o simili, ma qualche cenno del suo carattere che potrebbe aver impressionato un abitante del villaggio a tal punto da ispirarsi e da tramandare il valore del coraggio e della lotta per la libertà alle future generazioni. Ma, vediamo.

Per andare a Medicina bisogna passare sempre dall’unico incrocio importante di Pietrabuona, dove si gira a sinistra come per andare a San Quirico.  Dopo poche decine di metri si prende ancora la deviazione a sinistra per salire su verso il paesino che desideriamo visitare.

Fatti cento metri troviamo sulla destra la Fattoria Pietrabuona della quale avevamo già sentito parlare. Secondo le voci, Il suo olio d’oliva è squisito ma, soprattutto, vende prosciutti provenienti da cinghiali allevati o meglio tirati su allo stato brado, in buona parte con castagne. Tutta la zona, fino a Medicina e oltre è coperta da castagneti carichi di frutti. C’è ne sono così tanti che bastano sia a sfamare, appunto, i cinghiali, sia a produrre la farina di castagne, prodotto tipico e molto apprezzato della regione. Qualche cosa mi dice che al ritorno ci fermeremo per commettere un peccato di gola o due.

A differenza della strada  sommersa da boschi più o meno puliti che porta a Sorana o a San Quirico, qui ci accostano centinaia se non migliaia di olivi potati con sapiente cura e l’erba negli oliveti è tagliata quasi come se fosse un giardino. Poco prima dell’arrivo, a destra notiamo  una piccola caverna o stanzetta, una specie di minuscola cappella improvvisata, quasi una Margine come quelle che si trovano sparse su tutto il territorio, solo molto più grande. Nel suo interno appaiono immagini della Vergine con il Bambino, fotografie di Padre Pio, un frate cappuccino proclamato santo, crocifissi, fiori secchi e di plastica, due minuscole sedie e un piccolo tavolo. Tutto è fatto con amorevole cura, secondo la tradizione cattolica; ma, non so proprio perché, ci sembra di rivivere un’antichissimo clima religioso pagano tipico anche della cultura nordica.

Medicina stessa, almeno quel giorno, non sembrava aver molto da offrire se non i vicoli e le case medioevali già ammirati a Sorana e a San Quirico. Eppure, nel corso dei secoli vi sono state durissime battaglie fra Lucca e Firenze per prenderne possesso. Oggi, non si vedeva gente in giro;  perciò abbiamo pensato di proseguire a piedi sulla strada principale asfaltata che portava fuori dal paese, trasformandosi poi in un largo sentiero comunque percorribile da una fuori strada. Medicina si trova sul cocuzzolo di una montagna che guarda sulla destra verso la Valleriana e, infatti, alcuni paesi sono ben visibili. Sulla sinistra, invece, dietro gli alberi, in basso, presumevamo doveva essere possibile vedere, se non addirittura raggiungere, Pietrabuona. Per capire se la nostra supposizione era giusta pensavamo bastasse proseguire sulla comoda stradicciola che, ad un certo punto, ci avrebbe regalato una piacevole vista su quello che speravamo di scorgere.  Curva dopo curva dopo curva ci aspettavamo il momento ma curva dopo curva dopo curva ci siamo resi conto che ho avremmo dovuto proseguire con coraggio per forse ore e ore ancora o saremmo dovuti tornare indietro, cercare un abitante del villaggio e farci confermare o smentire la nostra idea di dove esattamente ci eravamo trovati e di che cosa avremo potuto vedere.

Oramai però il sole stava per coricarsi e il paese sembrava proprio disabitato. Il latrato di un cane, il passaggio fugace di un gatto solitario, ma nessun altro cenno di vita. Perciò abbiamo deciso di scendere non senza riprometterci di cercare magari un sentiero partendo da Pietrabuona o da Pescia in direzione Medicina e non all’inverso.

Ci è stato detto che a Luglio a Medicina festeggiano Sant’Anna, la Madre di Maria, alla quale fu dedicata a pochi chilometri dal paese, una cappella ormai quasi distrutta dal tempo. Dopo la funzione religiosa si mangia e si beve e si passa la giornata con giochi e balli. In Agosto è la volta della Sagra con bruschetta e lupini.  Chissà se lì, rilassati e appagati dopo un lauto pasto e qualche bicchiere di vino non riusciremo a prendere contatto con i prodi antenati passato? Vale la pena tentare.

 

Anneliese Rabl x