L’Italia si racconta

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Tutti gli anni, ispirati produttori di gran cibo si incontrano per dare a noi, persone tutto sommato novelline nel vero mondo culinario, l’opportunità di assaggiare gustosi prodotti tipici provenienti dalle svariate regioni del bel paese. Quest’anno una delle manifestazioni, la Food Art Italy, si è tenuta il 19 e il 20 Febbraio 2017 a Pisa e abbiamo deciso di partecipare.

Queste occasioni possono essere affrontate in diversi modi. Alcuni sembrano trovarsi di fronte ad una vera e propria corsa ad ostacoli dove si percorre una certa distanza: la grande sala carica di ogni ben di dio, interrotta da barriere: stands gastronomici disposti a distanze più o meno costanti, nel minor tempo possibile; senza ovviamente cedere ad alcuna tentazione.  Altri vivono gli incontri come gradita opportunità di rifornirsi di carezze per l’anima, di rimedi contro stress, malinconia, noia è così via. Per i più sfortunati, cioè quelli a dieta, l’unica fonte di salvezza è un veloce dietro front davanti all’ingresso. È probabile che solo esperti, vaccinati contro ogni tentazione, sapranno uscire dall’esperienza abbastanza indenni.

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La location della Food Art Italy era molto suggestiva. Si trattava infatti degli arsenali repubblicani, edifici destinati in passato, cioè svariati secoli fa, alla realizzazione e alla riparazione delle galere dell’antica Repubblica di Pisa. Ci sarebbe sicuramente da raccontare una storia affascinante. Non oggi, però.

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Appena varcato l’ingresso, fra l’altro gratuito, abbiamo visto le prime botteghe su quattro ruote ben fornite di tentazioni di ogni genere. Pasta fritta in olio d’oliva, morbidi gnocchi, croccanti schiacciate con strutto appena sfornate. Non potevano certo mancare Hamburger belli alti, dal profumo inebriante per gli amanti della carne, serviti da un gruppo di giovani pisani allegri e spensierati. Tutto da gustare comodamente seduti su panchine davanti a semplici tavoli di legno accanto a gente mai vista prima. D’altronde, in quale altro modo si potrebbe mai vivere un evento culinario così sublime?

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Dopo questa prima sosta una freccia rossa indicava di scendere giusto verso un delizioso carretto rosa, quasi una casa di bambole, dove scegliere fra una vasta gamma di dolcetti preparati con amorosa cura. Ci era sembrato saggio saltare la fermata e proseguire; lo spuntino appena concluso non era stato dei più leggeri…

Davanti all’ingresso principale si vendevano rose, agrumi e fiori, perfetti per abbellire un balcone, un giardino o una aiuola sotto casa. Inoltre c’era una notevole varietà di  erbe aromatiche. I più maligni potrebbero obbiettare che si trattasse di erbette in grado di rimediare ai danni poco prima causati alla nostra silhouette. Maligni o meno, è rassicurante sapere che esistono piante per dimagrire, per rilassarsi, per digerire, per tonificarsi e per renderci più belli.

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Appena entrati nel vero tempio dei sapori ci siamo trovati di fronte ad uno stand con prodotti a base di chiocciole. Le nostre reazioni erano contrastanti. Da un lato ci dava una certa soddisfazione sapere che la mal tollerata armata di distruttori di foglie verdi e succulente commestibili o meno potevano avere una reale utilità nello sfamare gli essere umani. Dall’altro lato ci dispiaceva per le poverette. Ma eravamo anche colpiti: quando mai in Toscana sono state mangiate chiocciole? In tempi di carestia? Poi ci siamo ricordati la sublime cucina francese che non disdegna questi succulenti molluschi proponendoli in gustosissimi modi. I barattoli in vendita sembravano contenere le stesse prelibatezze. I più coraggiosi avevano l’opportunità di acquistare addirittura le chiocciole vive, addormentate, in reti più o meno come cozze o vongole con tanto di istruzioni su come cucinarle. Noi eravamo fra questi…

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Dalla postazione accanto sentivamo un leggero profumo che sembrava ma non era di aglio bensì del ben più nobile tartufo, ricercata prelibatezza toscana conosciuta in tutto il mondo. Insieme a qualche esemplare fresco (d’inverno si trovano solo quelli neri) ammiravamo una  generosa proposta di prodotti lavorati: olio, burro, salse, pasta e sughi, tutti a base di tartufo.

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Ormai il ghiaccio era sciolto. I profumi e i colori, oltre che il buon umore e l’allegria, insieme all’accoglienza calorosa da parte degli espositori avevano spazzato via ogni nostra resistenza. Così, assaggio dopo assaggio dopo assaggio ci siamo addentrati sempre più nel mondo delle salsicce e dei prosciutti, della pasta e del riso, del pane, delle salse e dei sughi, dei formaggi, delle birre artigianali, dei vini e delle grappe, dei tè, delle erbe aromatiche e delle spezie.

Ad ogni postazione abbiamo trovato personale altamente qualificato desiderosi di spiegarci perché la propria produzione fosse così speciale e perché il costo relativamente alto fosse giustificato.

 

Con grande sorpresa abbiamo scoperto che ad una manciata di chilometri da casa nostra si trovava una produzione di zafferano, fondamentale ingrediente non non solo per il famoso risotto alla milanese ma per tutta una serie di pietanze che guadagnano in sapore e colore con l’aggiunta di due o tre filini seccati, i pistilli, dei piccoli fiori viola. Anche qui, gli addetti ci hanno sedotto con marmellate, miele e tè al profumo di zafferano.

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Poi era la volta di uno stand irresistibilmente, nel vero senso della parola. Ci sono vegetariani, c’è gente che non ama la pasta, gli insaccati, Il formaggio, c’è chi è astemio, non beve tè o non aromatizza i cibi con spezie ma chi mi chiedo sarebbe mai in grado di resistere ad un banco ben fornito e deliziosamente allestito di cioccolato? Come spiegare meglio? Avete presente le api intorno ai fiori? Ecco…

Sarebbe un grave torto non elencare tutte le specialità in mostra. Come si può non accennare al parmigiano reggiano, al gorgonzola al farro o al profumo di frutti di bosco? Come non soffermarsi davanti ai  fichi IGP della Calabria, l’unico fico italiano ad aver ottenuto l’ambita denominazione? È le olive siciliane? I pomodorini secchi? Un sogno. Ma è ora di tornare a casa.

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Che cosa ci rimane di questa invitante passeggiata profumata e colorata? Specialità gastronomiche da portare a casa e agli amici (solo i più cari però…) distribuite in buste e sacchetti di plastica. È poi il piacere di aver conosciuto il meglio del meglio di molte regioni, non solo della Toscana. Ci siamo chiesti se ci possa essere un alimento che rappresenti al meglio l’Italia nel mondo. No, non c’è n’è. Però se mai avessimo avuto qualche dubbio, adesso sappiamo di sicuro che siamo nel paese di bengodi.

Anneliese Rabl x

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