L’Erba Luigia e il suo cibo emozionante

Ormai è risaputo. Chi ha toccato terre italiane, nel nostro caso toscane, conosce l’importanza del cibo per i suoi abitanti.   

Se è vero che i toscani  sono tradizionalisti fino all’osso riguardo al mangiare, è anche vero che all’orizzonte iniziano ad affacciarsi timidamente giovani e coraggiosi cuochi e cuoche con la voglia di interpretare la cucina in modo più innovativo, senza per questo tradire gli avi. Avevamo sentito parlare di un piccolo ristorantino nel pisano, più precisamente a Casciana Terme. Poiché la distanza è irrisoria, cioè un’oretta in macchina, ma la strada per arrivare attraversa una delle più suggestive regioni della campagna pisana, eravamo più che pronti per questa nuova avventura. Ovviamente dopo una  prima colazione leggera, leggera…

La nostra destinazione era, appunto, Casciana Terme. Tuttavia non lontano, a poco meno di 20 km, si trova Lajatico, paese natale di un grande cantante italiano che lì ha fatto costruire il Teatro del Silenzio dove, ogni tanto, incanta, anzi, strega, un pubblico sceltissimo con la sua voce sublime.  Chi ha visitato il luogo è rimasto rapito dalla sua bellezza, dalla pace che si percepisce oltre che, appunto, dall’eterno silenzio della natura circostante, immensa e rassicurante. Pensavamo di farci un salto dopo pranzo, così, per curiosità.

Bagno a Aqui, l’antico nome di Casciana Terme, più indietro nel tempo conosciuta come Castrum o Balneum ad Aquas è una piccola ma graziosa stazione termale. C’è ne sono altre, Uliveto, San Giuliano, Montecatini, anche loro apprezzate da centinaia di anni per le acque salutari. Certo, nel 2017, un soggiorno non serve  più semplicemente per trattamenti curativi  contro malattie specifiche. Oggi, ci era sembrato di capire, si entra per uscire dopo pochi giorni totalmente “revisionati”: scattanti, dimagriti, rilassati, con una pelle liscia liscia e un’anima senza pieghe, per giunta con dieci anni di meno. Da prendere in considerazione, ma non oggi. Siamo venuti per mangiare. 

  

Il ristorantino che cercavamo non era difficile da trovare. È, infatti, situato in una piccola piazzetta non lontano dallo stabilimento termale. Dall’ingresso si entra direttamente nella sala da pranzo, piccolina ma originale nella sua semplicità. Il pavimento è senza dubbio il pezzo forte: lucide mattonelle quadrate che di solito si vedono sulle pareti e non per terra dai colori particolari e ben abbinati. Certo, se qui si cucina come si arreda possiamo aspettarci delle belle.

I piatti proposti dalla giovane coppia incuriosiscono: “Crudo con quello che c’è”, “Vitel tonné  senza vitel e senza tonné” o anche “La pernice è prendere le albicocche” stuzzicano la fantasia e anche l’appetito. Il fatto che cucinino esclusivamente prodotti freschi di giornata originari della zona è un ulteriore punto a favore. 

Dopo aver ascoltato il giovane cameriere e comproprietario descrivere le pietanze, gli ingredienti, i metodi di cottura, gli abbinamenti fra gusto, colore e sapore oltre che i suggerimenti per il vino abbiamo fatto le nostre scelte. Azzeccate oserei dire, anche se qualche cosa mi dice che pure gli altri piatti sarebbero stati gustosi alla stessa maniera.

Potremmo sostenere che il pranzo ha soddisfatto le nostre aspettative. Il fatto però è che non ne avevamo perché non sapevamo che cosa sarebbe uscito dalla cucina. Che cosa dire allora?  Beh, in un posto sorprendente una coppia tutt’altro che scontata ci ha servito cibo in grado di emozionare davvero. Ecco. 

   

Come dopo la lettura di un bel libro si lascia decantare la bellezza della storia per qualche giorno prima di riprendere a leggere, così anche noi volevamo far perdurare le sensazioni così inaspettate e gradevoli il più a lungo possibile. Il Teatro del Silenzio? Senza dubbio si, ma un altro giorno. Per oggi siamo a posto.

 

Anneliese Rabl x

Eccellenze toscane: terracotta

Paragonata al marmo o al granito, la terracotta è sempre stata considerata una materia umile in quanto ottenuta da argilla grigia o bianca, depurata e cotta nel forno a legna. Già gli antichi Etruschi la usavano per  produrre embrici, mattonelle e tegole per le loro case. Successivamente, artigiani e artisti si sono accorti che la terracotta era un materiale davvero stupefacente. Di basso costo e facilmente reperibile poteva essere plasmata semplicemente con le mani e con la fantasia, senza nessun strumento particolare. Il materiale e la tecnica è piaciuta così tanto che oltre ad opere artistiche di buona qualità, la terracotta ha conquistato cucine e sale da pranzo con brocche, scodelle, tazze, piatti e quant’altro potesse servire in tavola.

Nel tredicesimo secolo i della Robbia, una famiglia di scultori Toscani,  ha portato la lavorazione della terracotta (e della ceramica) ad un livello mai visto prima. Questo non solo per la bravura nella realizzazione delle opere, ma anche grazie all’uso di ossidi metallici che permettevano di colorare il materiale una volta cotto e renderlo in questo modo ancora più bello e allo stesso tempo straordinariamente resistente nel tempo. Nella città di  Pistoia in Toscana è possibile ammirare molte opere dei geniali artisti.

Non lontano da Firenze, a Impruneta, si trova una qualità di argilla unica nel suo genere.  Molti artigiani aprirono le loro botteghe nella zona, che fra l’altro, era ricca di legno, fra cui rovere,  particolarmente adatto alla cottura dell’argilla. Come le porcellane di Meißen sono conosciute in tutto il mondo così le eccellenze di Impruneta   hanno conquistato gli amanti del genere in ogni angolo della terra.

 

L’inconfondibile colore rosso mattone dipende dai minerali contenuti nell’argilla stessa e dalla cottura ed era proprio la cottura alla quale bisognava dare la massima attenzione. Un fornaciaio bravo sapeva calcolare quasi ad occhi chiusi quale quantità e quale tipo di legno avrebbe fornito la giusta temperatura necessaria per sprigionare il colore rosso mattone per il quale le terrecotte di Impruneta sono diventate così famose. 

Gli artigiani  che ancora lavorano alla maniera tradizionale si contano sulle dita di una sola mano. Oggi, infatti, si adoperano forni elettrici che rendono il processo della cottura più facile è più sicuro. 

Avevamo sentito parlare dell’Antica Fornace Mariani M.I.T.A.L., nel cuore di Impruneta e alla prima occasione siamo andati a curiosare. Creazioni  a perdita d’occhio, opere d’arte, veri e propri gioielli su ogni terrazza, in ogni parco o giardino. Un po’ ovunque in tutta la bottega stanno pancali con orci, vasi e sculture ben imballati pronti per essere spediti oltreoceano. 

Oltre alla tecnica tradizionale della modellatura qui lavorano anche con la colatura. Con quale altro metodo si può ottenere lo stesso articolo perfettamente uguale riprodotto molte volte? L’argilla, debitamente preparata, raggiunta la giusta densità, viene colata dentro una forma di gesso e lasciata prosciugare. Successivamente si apre la forma e si estrae il modello pronto per essere messo in forno una volta ben asciugato. 

Uno dei proprietari ci ha dedicato un po’ di tempo per parlare dei piccoli segreti nella lavorazione e ci ha mostrato anche il forno e la legna da utilizzare per ottenere i risultati desiderati. 

  

Certo, siamo in terra toscana. Da che cosa si capisce? In primo luogo dalla sapienza con cui ci viene spiegata la lavorazione; il signore, classico esempio di toscano verace,  sa davvero di che cosa sta parlando. Poi dal fatto che, dalla terza frase in poi,  la nostra guida comincia a parlare di politica e di come il comune dovrebbe gestire meglio il territorio anche se sa che, essendo stranieri, non siamo proprio gli interlocutori più adatti. Infine da come difende la sua produzione che, ovviamente, è la migliore al mondo. Tutto questo, come se parlasse dei suoi figli o della sua squadra di calcio preferita: con un fervore, una passione, una serietà e una convinzione che ho trovato solo qui, in Toscana. Salute, lunga vita e mantenetevi così.

 

 

Anneliese Rabl x