L’ortica non è solo pungente…

 _88I4056

Quando il sottobosco dà il benvenuto all’elleboro, ai crochi e alle violette, e i noccioli si riempiono di pendule infiorescenze gialle, la stagione delle erbette di campo non è lontana. L’impiego di queste piantine spuntate dalla terra appena uscita dal letargo dell’inverno ha una storia lunghissima. Parte, infatti, migliaia di anni fa cioè quando i nostri antenati si resero conto che, oltre alla cacciagione, anche  frutta, verdura e le prime pianticelle dell’anno potevano essere gustose e piacevoli da mangiare. Le foglioline e le radichette facevano parte integrante sia del cibo di tutti i giorni, sia dei rimedi contro malattie. All’occorrenza ricoprivano addirittura il ruolo di piante quasi magiche, fondamentali per scongiurare negatività e sfortuna.

Chi ha avuto il privilegio di assaggiare questo primo verde tenero e fresco, cotto o crudo in base alla ricetta, deve passare dalla Toscana a fine inverno o viverci e così godere  appieno della buona e genuina cucina della regione. Qui, ovviamente, l’insegnamento di come raccogliere i piccoli tesori è tramandato in gran segreto da nonna a madre a figlia. Le pianticelle non si trovano quasi mai nei banchi frigoriferi dei supermercati e gustare un piatto a base di erbette di campo è davvero un’esperienza da non perdere.

Come accennato, non è facile trovare persone esperte in grado di distinguere  le giuste varietà in un prato ricco di vegetazione nuova di zecca. Da un lato bisogna  stare attenti a non raccoglierle vicino a strade trafficate, terreni inquinati o troppo fertilizzati; dall’altro lato, invece, è importantissimo sapere scegliere fra quelle commestibili e quelle non commestibili o, addirittura, velenose.

_MG_7898 _MG_7817

Noi, per cominciare, abbiamo deciso di andare sul sicuro con una pianta che cresce praticamente in tutto il mondo e che si fa riconoscere; se si tocca in modo distratto causa un forte bruciore che dura più o meno ventiquattro ore: l’ortica.

L’ortica è stata apprezzata dagli antichi Greci e Romani e da tutti i popoli dopo di loro arrivando fino ai giorni nostri. Corre voce che già molto molto prima, addirittura il re babilonese Nabukodonosor si sia cibato per sette anni esclusivamente di ortica. Lì per lì può sembrare terribile, o perlomeno monotono, ma se prendiamo in considerazione ripieni fatti di ortica, salse, sughi, torte salate, insalate, frittate, risotti, focacce farcite e così via, tutta la storia diventa più credibile (e sopportabile per il palato…).

Sotto il nostro melo più bello, vicino all’altalena, c’è un piccolo spazio preso da sempre in ostaggio dall’ortica che fino ad oggi non siamo riusciti ad estirpare. Perciò, le abbiamo proposto un accordo: a fine inverno raccogliamo le fronde tenere delle piante testarde che non vogliono lasciare lo spazio occupato per permetterci di fare un sugo di ortica ottimo per condire pasta, riso o gnocchi. In cambio la lasciamo vegetare, moltiplicarsi e crescere in pace. Avremo fatto bene?

 

_88I4054

Sugo di ortica (4 persone)

500 gr. di ortica appena raccolta (noi da sotto il melo…)

  • 1 barattolo di pelati
  • Olio extravergine d’oliva
  • Sale
  • Pepe
  • Parmigiano reggiano a piacere

Puliamo, laviamo, asciughiamo e sminuzziamo l’ortica mettendola in una padella con olio extravergine d’oliva; facciamo soffriggere per pochi minuti. Aggiungiamo il pomodoro con un poco di sale e di pepe e lasciamo cuocere a fuoco lento per quindici, venti minuti circa. Il risultato è un gustosissimo sughetto particolarmente piacevole su riso, pasta o gnocchi; parmigiano reggiano grattugiato a piacere.

_88I4075-001 _88I4081

Anneliese Rabl x

logo_grigio