Toscana da scoprire: l’Abbazia di San Galgano

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La vita frenetica dei nostri giorni concede  solo di rado tempo veramente libero; cioè qualche ora o addirittura una giornata intera senza impegni, programmi o progetti da portare avanti. In effetti, queste occasioni sono così rare che, quando capitano, spesso non sappiamo come godercele. Ci piacerebbe vedere qualche posto interessante, ma non vogliamo guidare per troppi chilometri. Poi bisogna tenere d’occhio il tempo ed evitare di rincasare tardi perché gli animali domestici non amano rimanere soli. Anche scoprire una regione nuova, invece di recarsi in luoghi già visitati, è un punto da tenere presente.

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Un bel giorno di Gennaio di quest’anno, niente di tutto questo è valso per noi. Al contrario; la giornata si è presentata senza intoppi e il posto da conoscere era presto trovato: l’abbazia di San Galgano a Chiusdino, nella provincia di Siena. Avevamo sentito parlare della maestosità delle rovine, della sacralità che emana, della bellezza della zona. Il tempo non era un granché; ma che dire, d’inverno non ci si deve per forza aspettare un clima gentile e temperature miti.

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Non siamo stati gli unici con l’idea di fare due passi in questa parte della Toscana; vi erano, infatti, file di macchine tutte rigorosamente parcheggiate lungo la strada in divieto di sosta (ad esse si è aggiunta anche la nostra…) ma nettamente più vicine al monastero rispetto ai parcheggi allestiti per accogliere i visitatori.

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Il primo impatto è stato inaspettato: lo scheletro di pietra, enorme, si alza in mezzo al nulla fra campi e prati ed è tanto imponente da incutere  rispetto e profonda ammirazione. Per iniziare volevamo comprendere che cosa c’era da sapere sull’abbazia. L’opera fu voluta dall’ordine dei monaci cisterciensi, che si erano insediati nella regione verso la fine del XII secolo. Una ventina di anni dopo iniziò la costruzione del monastero che durò circa cinquant’anni. Si concluse con la consacrazione dal Vescovo di Volterra nel 1268.

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La storia ci insegna che seguirono cent’anni di grande splendore e poi il lento ed inevitabile decadimento. Il tetto in piombo fu venduto nel 1550, probabilmente insieme ad opere d’arte e tesori preziosi; una parte delle pietre, rubata o indirizzata ad altre destinazioni. Ci furono modesti tentativi di ripristinare il convento; ma alla fine, nel 1789, fu sconsacrato e andò definitivamente in rovina.

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Ormai eravamo pronti a visitare l’edificio; la macchina fotografica pure. Appena entrati, ci siamo resi conto che il monastero era davvero come descritto dalle persone che l’avevano visitato  prima di noi: imponente,  stupefacente; davvero straordinario. Non era difficile immaginarsi l’effetto prodigioso che devono aver causato le cerimonie religiose all’interno della struttura. Tutto d’un tratto, ci era sembrato possibile  sentire, quasi toccare, il mistero e la profonda spiritualità di quelle mura, il silenzio dell’anima e la pace nei cuori dei monaci che avevano scelto di vivere qui.

I visitatori si sono sbizzarriti a fare foto e Selfie davanti alle  rovine; scattare immagini senza gente intorno è stata una vera impresa. Alla fine però, le persone sono state addirittura fondamentali per far comprendere, a chi guarda le foto, quanto fosse imponente l’edificio.

Ad un certo punto ci siamo trovati vicino ad un gruppetto di persone straniere che parlavano, sottovoce, del luogo come uno di quei pochi al mondo dove sarebbe possibile percepire le forze cosmiche in grado di far affiorare profondi ricordi e istinti ancestrali, nascosti nella storia degli esseri umani.

Non è stato facile lasciare questo luogo così suggestivo ma dopo molto incanto e stupore (e un centinaio di foto) abbiamo deciso di proseguire verso una piccola chiesa non lontano dall’abbazia. Per dire il vero, non eravamo particolarmente convinti; ma, visto che un passante aveva parlato di una camminata di appena cinque, dieci minuti, ci era sembrato giusto proseguire.

La chiesetta si scoprì di essere l’Eremo di Montesiepi, costruita nel 1185 subito dopo la morte di San Galgano, sopra la capanna dove il santo aveva vissuto gli ultimi mesi della sua vita. Anche l’abbazia di San Galgano era stata costruita in onore del Santo del quale, per dire il vero, si sa poco; e di quel poco che è stato tramandato non ci è dato sapere che cosa sia storia e che cosa invece pura fantasia.

All’interno della cappella in un’enorme pietra è custodito una spada che vi sarebbe stata infissa dal cavaliere Galgano Guidotti,  come segno che da quel momento avrebbe cambiato la vita mondana con quella dell’eremita. Una somiglianza con la storia di Artù e la spada nella roccia? Non proprio: uno l’ha estratta dalla roccia mentre l’altro ve l’ha conficcato.

Era arrivata l’ora di tornare verso casa; cane e gatto di sicuro aspettavano. La giornata si è svelata davvero curiosa ed interessante. Visto che la Toscana è anche terra di abbazie, conventi e monasteri di notevole importanza tutti da scoprire, è molto probabile che le nostre prossime (seppure ipotetiche) giornate libere saranno in verità già tutte occupate.

Anneliese Rabl x

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