Che cosa rende cosi speciale la primavera toscana?

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Dipende da chi pone la domanda. Noi, fate e folletti venuti dal Nord, siamo abituati a chiare e nette differenze. Bianco è bianco, nero è nero. Inverno è inverno, primavera è primavera e così via. Siamo allenati a sopportare rigide temperature e apprezziamo proprio tanto le carezze dei primi tiepidi raggi di sole che sfiorano la nostra pelle (e la nostra anima). Tutto è preannunciato in modo inequivocabile dalle creature di Flora. Quando spuntano i bucaneve l’inverno sta per andarsene e la vista delle prime minuscole margheritine e primule conferma che la primavera è alle porte.

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In Toscana non è proprio così. Gli inverni non sono mai veramente freddi, cosa che rende il passaggio verso la primavera meno netto, più fluttuante, diciamo; e i segnali rassicuranti della dea Flora non sono per niente chiari. Le margheritine, per esempio, si trovano tutto l’anno e molti altri fiori di campo, al Nord considerati estivi, fioriscono senza grosse difficoltà anche in inverno. Forse per questo motivo la gente qui non è particolarmente interessata al cambio della stagione.

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Ci pensa la natura a rendere questo avvenimento chiassoso, colorato e generoso come il paese stesso e il suo popolo, a cominciare dalle magnolie liliflora nigra che hanno così tanta furia di dare il benvenuto alla primavera da fiorire addirittura prima di mettere su le foglie verdi! Dopo questa entrata spettacolare niente e nessuno potrà fermare le figlie ed i figli della natura. Camelie, azalee, rododendri, tulipani, narcisi, gigli, violette, tutti assieme. Poi, senza fermarsi un solo secondo, la stagione si tuffa direttamente nella vegetazione estiva con campanule, margherite, papaveri e prati ricchi d’erba di ogni tipo; il meglio del meglio che il clima più mite ha da offrire all’anno nuovo.

Perfino le lucciole svolazzano nel buio della notte sopra i prati e i campi delle morbide e dolci colline toscane già nel mese di aprile.

Come il gusto ed il sapore della marmellata di arance con violette rappresenta in qualche modo l’austerità e il rigore dell’inverno, tutti gli anni la primavera ci dà il benvenuto con una preparazione davvero speciale: la marmellata di fragole con fiori di acacia.

A seconda della stagione, ma quasi sempre a fine Aprile/inizio Maggio, l’aria s’impregna di un leggerissimo ma intenso e dolce profumo che si avverte in modo particolare al calare del sole. L’odore è così seducente che viene il forte desiderio di conservarlo in qualche maniera. Le api lo fanno attraverso la produzione di miele d’acacia. L’azienda agricola Farfalla di Toscana invece prepara, appunto, una marmellata con fragole, fiori di acacia, poco zucchero, qualche goccia di succo e una grattugiata di limone fresco.

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La ricetta precisa

  • 3 kg di fragole
  • 1 kg di zucchero
  • 4 manciate di fiori di acacia
  • 4 limoni, bucce
  • 1 limone, succo

Passare le fragole velocemente sotto acqua corrente, asciugare, staccare il picciolo verde e tagliare a pezzetti. Sistemare le fragole in un contenitore, coprire con lo zucchero e lasciare riposare per un paio d’ore. Nel frattempo eliminare le foglie verdi e i calici esterni dai fiori d’acacia. Versare le fragole e lo zucchero in una pentola larga e portare ad ebollizione. Lasciare bollire per circa trenta minuti a fuoco piuttosto alto, mescolando continuamente. Eliminare la schiuma che si formerà in superficie con una schiumarola. Adesso unire i petali di acacia insieme alla buccia e al succo di limone. Bollire a fiamma media, mescolando spesso, fino a quando la marmellata non abbia raggiunto la giusta densità (versare una piccola cucchiaiata di marmellata su un piattino, lasciare uno o due minuti, poi inclinare il piatto. La marmellata deve scendere piano piano). Sistemare la marmellata in vasi di vetro perfettamente puliti, chiudere immediatamente e lasciare raffreddare. Sterilizzare per trenta minuti.

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Marmellata veramente squisita, tanto che non sarà facile creare una ricetta estiva alla pari di questa!

Anneliese Rabl x

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