Quando la bellezza chiama…

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Da qualche giorno è terminata la fiera “We Love Bio” a Pistoia, la stessa organizzata recentemente anche a Firenze e a Empoli. Sapevo che non avrei potuto visitare la manifestazione né a Pistoia né a Firenze, perciò mi ero ritagliata un paio di ore per andare a Empoli. Soli soletti non c’è gusto; perciò decisi di chiedere ad un’amica di accompagnarmi; e così, nella tarda mattinata del 15 Marzo 2015, partimmo per Empoli.

Oltre ai parcheggi chiaramente segnalati, il bel paese ospita anche una vasta zona grigia che permette ai più fiduciosi (o coraggiosi) di sfidare la sorte; noi, vecchie volpi, preferimmo perdere un po’ più di tempo per sistemare la macchina in un parcheggio autorizzato e a pagamento così da poterci godere We Love Bio in santa pace e con la coscienza a posto.

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La fiera era accogliente e le persone, con pochissime eccezioni (anche noi qualche volta ci alziamo con il piede sinistro), gentilissime. Decidemmo di seguire il percorso suggerito e, per dire il vero, volevamo solo guardare, non avevamo intenzione di comprare. E’ tempo di crisi e ovunque si sente che il superfluo deve essere messo in secondo piano.

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Appena fatti cinque metri sento chiamare il mio nome dalla persona che mi aveva inviato l’invito alla manifestazione. La signora, italiana, rappresentante di una ditta austriaca, proponeva dentifricio naturale, liquido, a base di cannella e un altro paio di ingredienti che non ricordo, sottolineando quanto di chimico ci fosse nei dentifrici tradizionali. I nostri buoni propositi svanirono all’istante ed eravamo già pronte per l’acquisto (chi vuole inghiottire additivi chimici tre volte al giorno?) ma il buonsenso ci suggerì di finire prima il giro e poi, eventualmente, di tornare negli stands con prodotti particolarmente interessanti.

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Due, tre postazioni più avanti era la volta di uno struccante cento per cento naturale, basato sul principio del panno in microfibra usato in cucina senza impiego di prodotti di pulizia. Si trattava di due piccoli guanti, uno bagnato con acqua tiepida per struccare viso ed occhi; l’altro, contenente fili d’argento, per stimolare la circolazione del viso e disinfettare la pelle. Tutto Made in Italy. Anche questa proposta ci sembrò originale e promettente.

Dopo pochi passi ci trovammo davanti a tre prodotti irresistibili. Il primo era un depilatore naturale, vale a dire un guanto in grado di togliere i peli da gambe e braccia solamente con leggeri movimenti circolari; una versione minuscola per l’eventuale delicata peluria sotto il naso . Eravamo un po’ scettiche ma comunque aperte a soluzioni nuove per sconfiggere questo antichissimo flagello.

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Il secondo prodotto si mostrò essere una crema per il viso a base di latte d’asina. Molto, molto seducente, visto che già gli antichi Egizi e Romani erano soliti affidare la loro bellezza a questa pregiata materia prima.

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Più difficile, almeno per me, è stato l’approccio ad una crema, sempre per il viso, a base di bava di lumaca. Dapprima pensavamo che fosse solo un nome curioso per attirare l’attenzione della gente ma l’impiegata ci spiegò che si sarebbe trattato effettivamente di “bava” di “lumaca”. Ora, ben vengano gli effetti antirughe, cicatrizzanti, lenitivi, nutritivi, rigeneranti e antismagliature; ma il pensiero di spalmarmi sul viso bava di lumaca seppure mescolata ad altri ingredienti mi ha fatto  decidere di tenere le mie rughe; anzi, ho iniziato a guardarle con un certo affetto.

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We Love Bio naturalmente, non tratta solo prodotti cosmetici ma anche alimentari, ortaggi freschi, pane e dolci, oltre che tessuti, bigiotteria e abbigliamento, tutto rigorosamente Bio. Un rassicurante futuro per i nostri figli.

Dopo esserci fatte strada fra olio d’Argan, saponi naturali, suole da sostegno per decolleté tacco settanta o più e occhiali riposanti per chi lavora per lunghe ore  davanti al computer, arrivammo alla fine del giro.

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Nonostante i buoni propositi siamo tornati a casa con dentifricio naturale (chiamato olio da denti), siero illuminante effetto lifting, crema per il viso di latte d’asina, lo struccante e il depilatore naturali, un sapone nero dalla fama di essere fra i dieci saponi più idratanti al mondo…

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Farfalla di Toscana è una giovane azienda agricola creata da poco con tutta una vita davanti. Chissà, se nel suo futuro non ci sarà uno o l’altro dei prodotti che abbiamo visto, testato e comprato a We Love Bio?

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Anneliese Rabl x

Farfalla di Toscana

Un caloroso saluto alla primavera

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Siamo ai primi di Aprile e dovremmo essere fuori dal peggio. La primavera e’ alle porte e niente, proprio niente, potrà mettersi fra noi e la stagione più promettente  di tutte e quattro. Nuovo anno, nuovi propositi, nuove speranze, nuova vita, insomma.

In Toscana, meno male, non fa mai particolarmente freddo e anche se la vegetazione si adegua prima all’autunno e poi all’inverno, praticamente alcuni fiori e piante si trovano lo stesso tutto l’anno.

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Chi vive in mezzo alla natura sa che le margheritine, foglie e fiori, sono buone in insalata e che i boccioli, ancora piccoli e ben chiusi, preparati sotto aceto o sotto sale, fanno da ottimo sostituto ai capperi. Le giovani, tenere fronde di tarassaco, appena spuntate, poi, conferiscono all’insalata di patate (possibilmente tiepida) un gusto insolito davvero squisito.

Però, come già detto, siamo in Toscana dove inverno e inizio primavera regalano dei gioielli tipicamente mediterranei che gli abitanti del Nord sono soliti vedere confezionati in sacchetti da uno, due o cinque chili e non sui cespugli e gli alberi dove crescono abitualmente. Cedri, limoni, mandarini, kumquat e pompelmi, infatti,  possono tutti quanti essere utilizzati  per fare marmellate, gelatine e liquori dal caratteristico e piacevole gusto fresco più o meno amarognolo.

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L’agrume che più di ogni altro si presta ad un incontro molto speciale fra l’inverno e la primavera è l’arancio. Non l’arancio amaro dal gusto forte, quasi prepotente, bensì una varietà dolce. Il fiore,invece, è la violetta. Non una qualsiasi ma quella viola scura, talvolta quasi rossa bordeaux, che si nasconde fra l’erba, ben protetta dal vento e dal troppo sole. Il suo profumo è unico, delicato e intenso allo stesso tempo. La sua fragranza è talmente elusiva e sfuggente che, ad oggi, nessuno è riuscito ad estrarre la sua anima. Non esiste sul mercato, infatti, un vero olio essenziale di violette.

I due, con un po’ di fortuna e tempo permettendo, sono soliti abbracciarsi tutti gli anni in una ricetta molto speciale:

La marmellata di arance con violette

Come si potrebbe imprigionare un tale incontro fra colore, profumo e sapore in precise quantità di frutta, zucchero e fiori?  E poi, sul gusto non si discute; ogni ricetta dovrebbe avere il diritto di essere interpretata in base alle preferenze personali.

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Per la nostra versione servono arance fresche, appena raccolte, lavate ed asciugate. Metà peso di zucchero, preferibilmente bianco perché il sapore di quello integrale tende a coprire il profumo dei fiorellini. Una manciata di violette, lavate e liberate dagli steli. Un paio di bicchieri di succo di mela.

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Tagliamo le arance a fette più sottili possibile e versiamole insieme al succo di mela in una pentola adatta. Lasciamo cuocere fino a quando le bucce non siano tenere. Adesso incorporiamo lo zucchero (e dell’altro succo di mela se necessario) e bolliamo fino a quando la marmellata non abbia raggiunto la giusta consistenza.  Aggiungiamo le violette e lasciamo riposare la marmellata per cinque minuti. Invasiamo, rovesciamo i barattoli per dieci minuti, poi li riponiamo in un luogo asciutto e buio. E voilà!

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Come gustarla al meglio? Anche qui non ci sono regole. Noi suggeriamo (sempre e per tutte le marmellate) di assaggiare un cucchiaino di marmellata pura, così com’è, per comprendere meglio il suo carattere, gusto, profumo e sapore. Dopodiché sta a voi abbinarla come vi piace di più.

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Benarrivata, primavera!

Anneliese Rabl x

Farfalla di Toscana

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